SE CERCHI UN BLOG FIGO E INNOVATIVO, CAMBIA PAGINA

Your awesome Tagline

3 notes

L’amore secondo me

La felicita’ e’ discreta, non fa rumore. In amore poi e anche afona, difficilmente ci si arrovella la capoccia quando si e’ sereni. Troppe domande voglioni dire troppi dubbi. Troppi dubbi vogliono dire troppi problemi. Troppi problemi significano troppi litigi che quasi sempre generano una numero inimmaginabile di Ti amo. Sembra un paradosso, ma provate a pensare qual e’ la parola preferita per concludere o iniziare del rabbioso sesso riappacificatore. E’ un jolly, vale per tutto, e’ il “toccobluenongiocopiu’” dei grandi. Il mondo e’ pieno di coppie che si mal sopportano ma che si dice ti amo.

Si dovrebbe avere a dispozione per legge solo un “ti amo”, da spendere una sola volta in tutta la vita, come i restart nei videogiochi. Muori, lo usi, resusciti, muori di nuovo, game over. Non puoi ridirlo. L’hai usato, magari male e adesso te la prendi nel culo. Semmai incontrerai una persona speciale non potrai dirglielo, mai e poi mai, pena la lobotomia. Avremmo piu’ rispetto dei sentimenti.

Per me l’amore e’ quando non dici ti amo e l’altro se lo sente rimbombare nella testa…

Ovviamente il concetto funziona meglio se condito da del buon sesso orale.

3 notes

Less is meno: perché i social network funzionano?

lessismeno:

perché ci sono le femmine, ovvio.

pinterest? pieno di femmine.

tumblr? pieno di femmine che parlano di cazzo.

facebook? pieno di femmine con foto in costume.

twitter? pieno di femmine che fanno le pseudofiche sfottendo i vips.

google+? niente femmine in g+.

e fateci caso: trovare una femmina…

C’è giá, anche se è solo un’idea . Ne hanno parlato in un episodio di Bones, la serie televisiva. Specifico perchè sono quasi certo che ne esista una variante porno.

129 notes

Aveva 28 anni, una laurea col massimo dei voti e un lavoro precario. S'è tolta la vita.

Lucia aveva 28 anni e una laurea in Ingegneria gestionale conseguita col massimo dei voti. Un lavoro precario, una paga da fame e una bambina di due anni da far crescere. Viveva a Cosenza, la città di Telesio. Un posto di provincia, nel Sud dei poveri.
Qualche giorno fa ha deciso di farla finita, gettandosi nel vuoto dal balcone di casa sua. Un gesto estremo, finale. Lucia faceva i conti con una disoccupazione cronica che qui, al Sud, uccide anche i sogni. Figlia di gente comune, senza un cognome illustre da esibire, aveva coltivato per qualche anno l'illusione di poter vivere nella sua terra, di trovare un lavoro, di non dover lasciare per forza amici e parenti e partire per il Nord in cerca di fortuna. Oggi è la mamma di Lucia ad aprire il suo cuore in una lettera indirizzata al Quotidiano della Calabria. "Avevo deciso di scrivere questa lettera quando tutti sarebbero andati via, lasciandomi lì, da sola, ad aspettare dietro la porta della sala di rianimazione, dove mia figlia stava affrontando, tanto per usare una frase fatta che poi tanto fatta non è, la sua ultima battaglia. Non ne ho avuto il tempo... siamo stati avvertiti che l'aveva persa... o forse l'aveva vinta". "Non si può banalizzare e liquidare il suo gesto - scrive la donna - come un suicidio dettato dalla depressione, come ha scritto qualche giornale; merita rispetto e maggiore attenzione. Si parla di imprenditori che ricorrono al gesto estremo, parliamo anche dei giovani:
questi giovani che noi abbiamo generato, ma che non siamo in grado ora di accompagnare nel loro percorso di speranza. Mia figlia non è mai stata banale, ha vissuto il suo breve tempo alla ricerca di qualcosa che noi, noi tutti, non sappiamo più offrire a chi, come lei, vive la condizione di giovane".
La mamma di Lucia la ricorda come una ragazza "fiduciosa nei nostri insegnamenti, sicura che il merito avrebbe pagato. Ha sempre dato senza mai chiedere... ecco... senza mai chiedere. E invece avrebbe dovuto farlo, avrebbe dovuto chiedere che i suoi diritti, conquistati con impegno e sacrifici, venissero onorati". Lucia "aveva un solo difetto:
portare un cognome anonimo e credere nella meritocrazia. Ingenua lei, colpevoli noi che sapevamo che le cose non vanno esattamente così... E' sempre stata onesta, non ha mai cercato compromessi". Il suo gesto "è il gesto che ogni giovane potrebbe fare, soprattutto se giovane del Sud, questo Sud divorato negli anni da lupi famelici, da burattini - burattinai, da gente mediocre e servile, da chi chiede "per favore" ciò che dovrebbe chiedere "per diritto", da gente incapace di governarci, da gente che bada a far quadrare i bilanci, da gente che mette al potere quei servi che dicono sempre di sì e che legano a sé con le complicità del malaffare e dei facili e lauti guadagni. No, non poteva vivere in quest'Italia asservita, e non poteva neanche allontanarsene, voleva semplicemente vivere nella sua Calabria, dov'era amata dai suoi innumerevoli amici. E' una colpa da pagare a così caro prezzo? Se è così, giovani, andate via, andate via e abbandonate questa Terra, noi non vi vogliamo!... E voi , mamme, non consentite che questo mostruoso Leviatano divori i nostri figli. Lottiamo insieme a loro, nella legalità, per i loro diritti, e chiediamo a testa alta ciò che è loro dovuto!".
Questa è la storia di Lucia, nata al Sud. Morta al Sud.

1 note

Cose

Oggi ho visto mia madre piangere. Questa sará stata la quinta volta in quasi 5 anni che ci conosciamo e io di anni ne ho quasi 30. Fino ai 22 anni lei era “la Mamma”, dopo ci siamo presentati e abbiamo cominciato a conoscerci. Adesso la conosco al 40%, cioè meno dei miei amici delle superiori ma piú dei vicini di casa. Piangeva e singhiozzava come una bambina ed io ero lí, impotente, incapace anche di abbracciarla, quasi mi avessero tranciato le braccia con un macete. In bocca, piú precisamente tra i molari e l’inizio della gola, strozzavo a fatica un lamento mentre con la faccia impassibile, una maschera che ormai aderisce perfettamente agli zigomi quasi fosse fatta su misura, continuavo a rassicurarla con parole vuote, grammaticalmente scorrette e dal dubbio senso logico. Avrei voluto fare di piú, ma non sono capace. Avrei voluto piangere ma non si fa. In quei casi il pianto è come il vomito: si rischia di entrare in una spirale senza via di uscita ed andare avanti per chissá quanto. Dopo essere stato lì in piedi come una parte dell’arredamento a vederla sfogarsi senza essere di alcun aiuto, seduto sul bordo del letto l’ho osservata addormentarsi. Le lacrime si portano via tutto, pensieri, lamenti e alla fine ti lasciano svuotato e lei era cosí, vuota come un dispenser di sapone in un cesso dell’autogrill. Se le avessi battuto la mano sulla fronte probabilmente avrei sentito il tipico rumore di quando si batte su di un contenitore vuoto con un dito. “Stuc stuc”. Me ne sono andato in salotto e mentre facevo zapping frignavo come un deficente. Allora, come faccio di solito in questi casi, mi sono alzato per andare a vedere l’espressione idiota del mio volto piangente allo specchio, tipo quella di Dawson. Non so perchè lo faccia, forse perchè non mi capita spesso di piangere con trasporto, forse per esorcizzare il momento, forse un motivo vero non c’è….. O forse perchè vedere nello specchio la figlia di Fantozzi (Plinio Fernando ndr) che mi ricambia lo sguardo mi rassicura.