Aaarghh, dolore fortissimo alla gamba destra
Fortuna che ho le altre due
Fortuna che ho le altre due
(Source: collezionistadicanzoni, via foolishimages)
La felicita’ e’ discreta, non fa rumore. In amore poi e anche afona, difficilmente ci si arrovella la capoccia quando si e’ sereni. Troppe domande voglioni dire troppi dubbi. Troppi dubbi vogliono dire troppi problemi. Troppi problemi significano troppi litigi che quasi sempre generano una numero inimmaginabile di Ti amo. Sembra un paradosso, ma provate a pensare qual e’ la parola preferita per concludere o iniziare del rabbioso sesso riappacificatore. E’ un jolly, vale per tutto, e’ il “toccobluenongiocopiu’” dei grandi. Il mondo e’ pieno di coppie che si mal sopportano ma che si dice ti amo.
Si dovrebbe avere a dispozione per legge solo un “ti amo”, da spendere una sola volta in tutta la vita, come i restart nei videogiochi. Muori, lo usi, resusciti, muori di nuovo, game over. Non puoi ridirlo. L’hai usato, magari male e adesso te la prendi nel culo. Semmai incontrerai una persona speciale non potrai dirglielo, mai e poi mai, pena la lobotomia. Avremmo piu’ rispetto dei sentimenti.
Per me l’amore e’ quando non dici ti amo e l’altro se lo sente rimbombare nella testa…
Ovviamente il concetto funziona meglio se condito da del buon sesso orale.
Il video di propaganda di Formigoni.
Commentarlo ironicamente vorrebbe dire rovinarlo.
ahahaah il mio mito!
(via foolishimages)
perché ci sono le femmine, ovvio.
pinterest? pieno di femmine.
tumblr? pieno di femmine che parlano di cazzo.
facebook? pieno di femmine con foto in costume.
twitter? pieno di femmine che fanno le pseudofiche sfottendo i vips.
google+? niente femmine in g+.
e fateci caso: trovare una femmina…
C’è giá, anche se è solo un’idea . Ne hanno parlato in un episodio di Bones, la serie televisiva. Specifico perchè sono quasi certo che ne esista una variante porno.

do not want
Arnold
(Source: catjpg, via lessismeno)
Oggi ho visto mia madre piangere. Questa sará stata la quinta volta in quasi 5 anni che ci conosciamo e io di anni ne ho quasi 30. Fino ai 22 anni lei era “la Mamma”, dopo ci siamo presentati e abbiamo cominciato a conoscerci. Adesso la conosco al 40%, cioè meno dei miei amici delle superiori ma piú dei vicini di casa. Piangeva e singhiozzava come una bambina ed io ero lí, impotente, incapace anche di abbracciarla, quasi mi avessero tranciato le braccia con un macete. In bocca, piú precisamente tra i molari e l’inizio della gola, strozzavo a fatica un lamento mentre con la faccia impassibile, una maschera che ormai aderisce perfettamente agli zigomi quasi fosse fatta su misura, continuavo a rassicurarla con parole vuote, grammaticalmente scorrette e dal dubbio senso logico. Avrei voluto fare di piú, ma non sono capace. Avrei voluto piangere ma non si fa. In quei casi il pianto è come il vomito: si rischia di entrare in una spirale senza via di uscita ed andare avanti per chissá quanto. Dopo essere stato lì in piedi come una parte dell’arredamento a vederla sfogarsi senza essere di alcun aiuto, seduto sul bordo del letto l’ho osservata addormentarsi. Le lacrime si portano via tutto, pensieri, lamenti e alla fine ti lasciano svuotato e lei era cosí, vuota come un dispenser di sapone in un cesso dell’autogrill. Se le avessi battuto la mano sulla fronte probabilmente avrei sentito il tipico rumore di quando si batte su di un contenitore vuoto con un dito. “Stuc stuc”. Me ne sono andato in salotto e mentre facevo zapping frignavo come un deficente. Allora, come faccio di solito in questi casi, mi sono alzato per andare a vedere l’espressione idiota del mio volto piangente allo specchio, tipo quella di Dawson. Non so perchè lo faccia, forse perchè non mi capita spesso di piangere con trasporto, forse per esorcizzare il momento, forse un motivo vero non c’è….. O forse perchè vedere nello specchio la figlia di Fantozzi (Plinio Fernando ndr) che mi ricambia lo sguardo mi rassicura.